La persona che sviluppa un disturbo depressivo frequentemente si è costruita un’immagine di sé, un proprio stile relazionale e delle aspettative nei confronti degli altri significativi, centrata su sentimenti di inadeguatezza personale e solitudine (Bara,2005). Nel ciclo di vita gradualmente la persona ha poi sviluppato la tendenza ad elaborare in termini di perdita tutti gli avvenimenti discrepanti che si possono presentare, con una propensione a rispondere con tristezza, disperazione o rabbia ad eventi perturbanti anche apparentemente poco significativi (Guidano, 2010).
La persona si percepisce come incapace di avere amore e attenzione per i propri bisogni più intimi e personali e si sente responsabile per questo. L’unica strada per sentire di avere attenzione ed accettazione è quella di ottenere prestazioni socialmente apprezzabili anche a costo di doversi impegnare con fatica in compiti e ruoli estranei ai propri desideri e alle proprie inclinazioni. Si sente destinata ad ottenere indifferenza o ostilità nel caso mostrasse la propria autentica natura.
Persone con queste caratteristiche possono aver vissuto le proprie figure di riferimento (i genitori o chi si è preso cura di lui) come fredde, distanti oppure come inclini a favorire un’autonomia troppo precoce. E’ anche possibile che genitori fossero affettuosi e sensibili ma che siano stati ostacolati nelle loro potenzialità da problemi medici, sociali o psicologici.
Durante l’adolescenza, la mancata esperienza di sintonia e reciprocità può determinare un forte senso di diversità. L’avvicinamento agli altri è possibile solo attraverso strategie difensive che comportano la sottrazione al rapporto di parti importanti di sè, con la conseguente sensazione di inautenticità e di ingannare l’altro. (Bara,2005). La strutturizzazione di eventuali relazioni durature sarà esposta a momenti di crisi e scoppi di rabbia che accompagnano l’emergere di bisogni di comprensione o gravi delusioni dovute all’idealizzazione dell’altro. Il senso di riscatto è frequentemente alla base di progetti di vita in cui la lotta per raggiungere obiettivi ambiziosi tenta di compensare le caratteristiche di sè percepite come disprezzabili.
Con la maturità, se prevale l’assunzione su di sé della totale responsabilità della propria situazione, si assiste all’emergere di atteggiamenti autosvalutanti e rinunciatari. Se invece prevale l’attribuzione di responsabilità ad altri si hanno soprattutto comportamenti rivendicativi e talvolta aggressivi. Nei momenti di difficoltà personale, quando viene avvertito il bisogno di vicinanza e conforto, la persona ricerca solitudine nel tentativo di controllare e prevenire eventuali rifiuti o perdite. Ne consegue la strutturizzazione di rapporti nei quali il desiderio di avvicinamento è costantemente ribilanciato dalla necessità di mantenere una certa distanza di sicurezza.
Le situazioni che più frequentemente provocano scompenso sono tutte quelle che implicano o richiamano il concetto di perdita:
- la rottura o compromissione di importanti relazioni personali;
- la discrepanza tra ciò che ci si aspetta e ciò che effettivamente si riesce ad ottenere (delusione);
- la previsione di una perdita futura;
- la perdita ipotetica, cioè quella che pur non verificatasi potrebbe verosimilmente accadere ecc.
Lo scompenso del sistema, il quale è considerabile come il miglior modo che la persona ha trovato per far fronte alle situazioni (Cionini, 2013), si può manifestare con sintomi “depressivi” quali la diminuzione del tono dell’umore, perdita di interesse o piacere per le attività, agitazione o rallentamento psicomotorio, perdita o mancanza di energia, problemi del sonno, perdita o significativo aumento di peso, sentimenti di inquietudine, rassegnazione, autosvalutazione ecc. (Bara, 2005).
- Bara, B.G. (Eds.) (2005). Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Torino: Bollati Boringhieri.
- Cionini, L. (2013). La psicoterapia cognitivo-costruttivista. In L. Cionini (Ed.), Modelli di psicoterapia. Roma: Carocci.
- Guidano, V. (2010). Le dimensioni del Sé. Roma: Alpes Italia.

