«Spegni quel telefono!» Ma cosa succede davvero ai nostri figli quando sono sempre connessi?

Tra bambini che non riescono a staccarsi dallo schermo e adolescenti sempre online, una domanda per i genitori: stiamo insegnando ai nostri figli a usare la tecnologia o stiamo lasciando che sia lei a organizzare le loro giornate?

«Ancora cinque minuti!»

È una frase che molti genitori conoscono bene. La cena è pronta, i compiti aspettano, è ora di andare a dormire. Ma il bambino è ancora lì, con gli occhi incollati allo schermo. Alla richiesta di spegnere il telefono risponde con una protesta, poi con la rabbia, a volte con un pianto inconsolabile.

Con gli adolescenti la scena può essere diversa. Non ci sono necessariamente urla o capricci. C'è un ragazzo che risponde a monosillabi, una figlia che porta il telefono persino a tavola, un adolescente che sembra più interessato a ciò che accade in una chat che alle persone sedute accanto a lui.

E allora arrivano le domande: Gli sto permettendo di usare troppo il telefono? Dovrei essere più severo? Se glielo tolgo, peggiorerò le cose? E se, invece, non faccio abbastanza?

Dietro queste domande non c'è soltanto la preoccupazione per la tecnologia. C'è il desiderio, spesso accompagnato da un senso di impotenza, di proteggere i propri figli in un mondo che gli adulti stessi stanno ancora imparando a comprendere.

Forse, però, la domanda da cui partire non è quanto tempo trascorrono davanti allo schermo. È capire che cosa rappresenta quello schermo nella loro vita e che cosa rischia di lasciare fuori.

Non è soltanto un telefono

Per un bambino, lo smartphone può essere un gioco irresistibile, un modo per combattere la noia, un rifugio quando è stanco o frustrato.

Per un adolescente può significare amicizia, appartenenza, riconoscimento. È il luogo in cui si condividono esperienze, si costruisce la propria immagine e si cerca di capire se si è abbastanza interessanti, accettati, desiderati.

Ecco perché dire semplicemente «Stacca quel telefono» non sempre funziona.

Quello che per un adulto è un dispositivo da posare sul tavolo, per un ragazzo può essere una porta d'accesso al proprio mondo sociale. Spegnerlo può significare interrompere una conversazione, temere di perdere qualcosa o sentirsi esclusi.

Questo non significa che ogni utilizzo debba essere consentito. Significa, piuttosto, che per stabilire un limite efficace dobbiamo prima comprendere che cosa stiamo chiedendo a nostro figlio di interrompere.

La tecnologia, infatti, non è soltanto uno strumento: è un ambiente nel quale si intrecciano emozioni, relazioni, desideri e fragilità.

Cosa ci dice la ricerca scientifica?

La preoccupazione per l'uso eccessivo degli schermi non è soltanto una sensazione dei genitori.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 su BMC Psychology ha esaminato 50 studi sul rapporto tra tempo trascorso davanti agli schermi e salute mentale degli adolescenti. I risultati hanno evidenziato associazioni tra alcune modalità di utilizzo e difficoltà psicologiche, compresi sintomi depressivi.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel documento del 2025 dedicato ai determinanti digitali della salute mentale dei giovani, sottolinea inoltre che il rapporto tra tecnologia e benessere è complesso: le esperienze online possono offrire sostegno e connessione, ma anche esporre a confronti sociali, pressioni e contenuti dannosi.

È importante non trasformare questi risultati in una conclusione semplicistica. Non tutti i ragazzi che utilizzano molto il telefono sviluppano un problema psicologico, e non ogni difficoltà emotiva è causata dallo smartphone.

A volte, infatti, il rapporto può essere inverso: un ragazzo che si sente solo, ansioso o in difficoltà può cercare più spesso nel mondo digitale un modo per distrarsi, sentirsi accettato o trovare sollievo.

La domanda clinicamente più interessante diventa allora questa: il telefono è diventato il problema oppure sta anche cercando di risolvere, nel modo che il ragazzo conosce, un problema già presente?

Comprendere questa differenza cambia profondamente il modo di intervenire.

A ogni età, un bisogno diverso

Non possiamo chiedere a un bambino di quattro anni e a un adolescente di sedici di gestire lo smartphone nello stesso modo. Le capacità di autoregolazione, il bisogno di protezione e il significato delle relazioni digitali cambiano con lo sviluppo.

Quando il bambino è piccolo: lo schermo non può sostituire l'adulto

Un bambino di tre anni si annoia, si arrabbia, protesta. Sono esperienze normali, ma difficili da tollerare quando si è piccoli.

Se ogni momento di attesa viene riempito con un video e ogni pianto viene interrotto consegnando il telefono, il bambino perde alcune occasioni per imparare, gradualmente, a riconoscere e attraversare le proprie emozioni.

Non significa che un video, ogni tanto, sia dannoso. Significa che lo schermo non dovrebbe diventare la risposta automatica a ogni disagio.

Le raccomandazioni pediatriche privilegiano, nei primi anni, il gioco, il movimento, le interazioni dirette e l'uso accompagnato degli schermi. Tra i 2 e i 5 anni, un riferimento frequente è quello di non superare circa un'ora al giorno, scegliendo contenuti di qualità e considerando anche ciò che il tempo digitale sottrae alle altre attività.

Che cosa può fare un genitore?

Invece di consegnare immediatamente il telefono quando il bambino protesta, può provare a restare accanto a lui: «Lo so, vorresti continuare. È difficile smettere quando ti stai divertendo. Adesso, però, spegniamo e troviamo qualcosa da fare insieme».

Il bambino potrebbe continuare a protestare. Non è necessariamente un fallimento educativo. Imparare a tollerare una frustrazione richiede tempo, ripetizione e la presenza di un adulto capace di mantenere il limite senza ritirare la propria vicinanza.

Tra i 6 e i 10 anni: il limite è una forma di protezione

A quest'età i bambini iniziano a chiedere maggiore autonomia. Vogliono scegliere i giochi, guardare i video che preferiscono, avere accesso agli stessi strumenti utilizzati dai compagni.

Dire sempre di no può trasformare il telefono in un oggetto ancora più desiderabile. Dire sempre di sì, invece, significa lasciare al bambino una responsabilità che non è ancora pronto a gestire completamente.

La strada intermedia consiste nel creare regole semplici, prevedibili e coerenti.

Per esempio: il telefono non si usa durante i pasti, non si porta a letto e non sostituisce il tempo dedicato al movimento, ai compiti o al gioco libero.

È altrettanto importante che il bambino non venga lasciato solo davanti a contenuti che non sa ancora valutare. I controlli parentali possono essere utili, ma non sostituiscono la presenza e il dialogo con un adulto.

Un aspetto spesso sottovalutato è la noia. Quando un bambino dice «Non so cosa fare», non è sempre necessario offrirgli immediatamente uno schermo. La noia può diventare uno spazio da cui nascono immaginazione, iniziativa e creatività.

Tra gli 11 e i 13 anni: il telefono diventa una questione di appartenenza

In preadolescenza cambia qualcosa di importante: il giudizio dei coetanei acquista un peso crescente.

Un messaggio senza risposta, una fotografia che riceve pochi apprezzamenti, una conversazione dalla quale ci si sente esclusi possono assumere un significato emotivo molto intenso.

Il ragazzo può controllare continuamente il telefono non perché non abbia altro da fare, ma perché teme di perdere qualcosa che per lui è importante.

In questa fase, limitarsi a sequestrare il dispositivo rischia di non affrontare il bisogno sottostante.

Può essere più utile chiedere: «Che cosa succede quando non controlli i messaggi? Ti capita di avere paura di essere escluso? Come ti senti quando vedi quello che pubblicano gli altri?».

Non servono interrogatori. Servono occasioni in cui il ragazzo possa parlare senza temere di essere giudicato o di perdere immediatamente ogni libertà.

Naturalmente, la protezione rimane necessaria: privacy, cyberbullismo, contatti con sconosciuti e condivisione di immagini sono temi che devono essere affrontati apertamente.

Nell'adolescenza: controllare meno, comprendere di più

Con un adolescente, la battaglia sul telefono può diventare facilmente una battaglia sull'autonomia.

Il genitore teme di perdere il controllo; il figlio sente di non essere rispettato. Più l'adulto controlla, più il ragazzo può nascondersi. Più il ragazzo nasconde, più l'adulto si preoccupa e intensifica il controllo.

È un circolo vizioso che può trasformare un problema di utilizzo digitale in un problema di relazione.

Questo non significa rinunciare alle regole. Significa renderle compatibili con l'età e accompagnarle con una responsabilità crescente.

Un adolescente può essere coinvolto nella definizione degli orari, delle regole notturne e delle modalità di utilizzo dei social. Può anche essere aiutato a interrogarsi sul proprio comportamento: «Quando apri un'app, sai già perché lo stai facendo oppure ti ritrovi a scorrere contenuti senza accorgertene?».

L'obiettivo non è ottenere obbedienza immediata, ma sviluppare consapevolezza e capacità di scelta.

Sette piccoli cambiamenti che possono fare una grande differenza

Non occorre rivoluzionare la vita familiare da un giorno all'altro. Spesso è più efficace iniziare da poche abitudini concrete.

1. Proteggere la notte. Il sonno è fondamentale per lo sviluppo e il benessere emotivo. Stabilire un orario di disconnessione e lasciare il telefono fuori dalla camera da letto, quando possibile, aiuta a ridurre le interruzioni e il rischio di ritardare il sonno.

2. Restituire valore ai momenti condivisi. Un pasto senza telefoni, una passeggiata o una conversazione in cui nessuno controlla le notifiche possono sembrare gesti banali. In realtà, aiutano a ricostruire uno spazio di attenzione reciproca.

3. Non usare sempre lo smartphone per calmare. Quando arriva la noia, la rabbia o la tristezza, possiamo aiutare i figli a trovare parole per descrivere ciò che provano e strategie diverse per affrontarlo.

4. Essere adulti credibili. Se chiediamo ai figli di posare il telefono mentre noi controlliamo continuamente le notifiche, il messaggio perde forza. L'esempio non richiede perfezione, ma coerenza.

5. Parlare del mondo digitale senza demonizzarlo. Mostrarsi interessati ai giochi, ai video e alle relazioni online dei figli permette di comprenderne meglio l'esperienza e di intervenire quando necessario.

6. Osservare che cosa cambia nella vita quotidiana. Un segnale di difficoltà non è soltanto il numero di ore online, ma il fatto che il telefono inizi a compromettere il sonno, le amicizie, la scuola o la possibilità di dedicarsi ad altre attività.

7. Chiedere aiuto quando il disagio persiste. Se l'utilizzo diventa incontrollabile, i conflitti sono continui o compaiono isolamento e sofferenza emotiva, un confronto con il pediatra o con uno psicologo può aiutare a comprendere meglio la situazione.

E se il problema non fosse soltanto il telefono?

Immaginiamo un adolescente che trascorre gran parte del pomeriggio in camera, comunica poco con la famiglia e passa ore sui social.

La prima reazione potrebbe essere quella di ridurre drasticamente il tempo online. Ma prima di intervenire, vale la pena chiedersi che cosa stia succedendo.

È in difficoltà con i compagni? Si sente inadeguato? Ha paura di essere giudicato? Sta attraversando un periodo di tristezza o solitudine? Oppure il telefono è diventato semplicemente un'abitudine difficile da interrompere?

Le risposte possono essere diverse e richiedere interventi diversi.

In un percorso psicologico, il comportamento digitale può diventare un punto di partenza per esplorare bisogni emotivi, modalità di gestione dello stress, difficoltà relazionali e dinamiche familiari.

A volte è necessario lavorare direttamente sulle abitudini. Altre volte è importante aiutare il ragazzo a costruire alternative: relazioni più soddisfacenti, attività in cui sperimentare competenza, strumenti per affrontare l'ansia o una maggiore fiducia in sé.

Il punto non è stabilire se il telefono sia buono o cattivo. È comprendere quale funzione abbia assunto nella vita di quella persona.

Forse dobbiamo porci anche un'altra domanda

Quante volte, come adulti, prendiamo il telefono appena abbiamo un momento libero? Quante volte interrompiamo una conversazione per rispondere a un messaggio? Quante volte utilizziamo lo schermo per non sentire la stanchezza, la noia o il bisogno di fermarci?

I bambini osservano molto più di quanto immaginiamo.

Se vogliamo insegnare loro a disconnettersi, dobbiamo mostrare che è possibile farlo. Se desideriamo che sappiano stare nella noia, dobbiamo tollerarla anche noi. Se chiediamo loro di essere presenti nelle relazioni, dobbiamo provare a esserlo per primi.

Non serve essere genitori perfetti. Serve essere adulti capaci di interrogarsi sulle proprie abitudini e di cambiare insieme ai figli.

Non si tratta di togliere uno schermo, ma di restituire spazio alla vita

La tecnologia continuerà a far parte del mondo dei nostri figli. Proibirla completamente non è una soluzione universale, così come non lo è lasciarla senza limiti.

I bambini hanno bisogno di adulti che proteggano il loro sviluppo. I preadolescenti hanno bisogno di regole e ascolto. Gli adolescenti hanno bisogno di autonomia, fiducia e strumenti per riconoscere ciò che fa loro bene e ciò che li mette in difficoltà.

Educare all'uso dello smartphone significa accompagnare i figli verso una libertà sempre maggiore: la libertà di scegliere, di interrompere, di tollerare l'attesa, di stare in relazione e di non sentirsi obbligati a essere sempre connessi.

Perché, in fondo, la questione non è soltanto imparare a spegnere il telefono.

È imparare a non aver bisogno di accenderlo ogni volta che la vita, fuori dallo schermo, ci chiede di fermarci, di aspettare o di sentire qualcosa.

E forse la domanda più importante che possiamo rivolgere ai nostri figli non è «Quanto tempo sei stato al telefono?», ma «Come stai, davvero, in questo periodo della tua vita?».


Riferimenti scientifici

  • Santos, R. M. S. et al. (2023). The associations between screen time and mental health in adolescents: a systematic review. BMC Psychology, 11, 127. Consulta lo studio su PubMed.
  • World Health Organization, Regional Office for Europe (2025). Addressing the digital determinants of youth mental health and well-being: policy brief. Consulta il documento OMS.
  • American Academy of Pediatrics. Media Use in School-Aged Children and Adolescents. Pediatrics. Consulta le raccomandazioni.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione individuale..

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